
di Paolo Mereghetti
«Cime Tempestose», diretto da Emerald Fennell, tradisce il romanzo di Emily Brontë. La star Margot Robbie sembra Barbie, Jacob Elordi una sex machine plastificata
Mancano ancora undici mesi, ma Cime tempestose di Emerald Fennell è in pole position per essere il più brutto film dell’anno.
No, non si può trasformare uno dei capolavori della letteratura ottocentesca in un fumettone tanto sgargiante quanto sguaiato, confondere la passione che tiene uniti un uomo e una donna contro ogni sforzo di razionalità con il romanzetto d’appendice di una giovinetta in fregola per il bellone di turno.
Il romanzo di Emily Brontë era la risposta romantica all’imperativo categorico kantiano, l’orgoglio anglosassone per l’istinto vitale contro il doverismo teutonico per il controllo di sé.
Invece nel mondo fintamente sensazionalistico di Fennell che aveva già dato prova dei propri limiti con l’ignobile Saltburn, tutto è ridotto a caricatura, a esagerazione, a buffonesca imitazione.
A cominciare da quello che dovrebbe essere il cuore della storia, l’impossibilità di controllare le proprie pulsioni allo stesso modo per cui non si possono controllare le forze atmosferiche: non a caso la casa dove crescono Catherine e Heathcliff si chiama Cime tempestose, proprio per




