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Garlasco, «è stato Marco a uccidere Chiara». L’intercettazione choc della mamma Rita Preda

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Nell’ottobre del 2007, un biglietto anonimo sulla tomba di Chiara accusa un certo «Marco». Altre intercettazioni e ombre sul caso di Garlasco

Alcune parole arrivano dal passato simili a schegge impazzite, incapaci di trovare un ordine. Come quelle dell’ottobre 2007, quando, sulla porta della cappellina dove riposa Chiara Poggi, nel cimitero di Garlasco, compare un foglietto anonimo. Poche righe, nessuna firma. «C’era scritto che a uccidere Chiara è stato Marco», racconta Rita Preda (la madre di Chiara) al telefono con l’avvocato Gian Luigi Tizzoni, legale della famiglia Poggi. Un’intercettazione ripresa da Maria Conversano sul suo canale YouTube. Quel biglietto, come tanti altri messaggi ambigui ricevuti dalla famiglia, potrebbe essere opera di un mitomane in cerca di attenzione. Oppure no.

Il nome senza cognome

«Marco», dunque. Solo il nome, nessun cognome. Tizzoni, dall’altro capo del filo (intercettato dagli inquirenti), prova a capire: «Sarebbe Panzarasa?». Marco Panzarasa, l’amico di Alberto Stasi con cui l’avvocato aveva avuto un incontro al campo di calcetto pochi giorni prima. Rita Preda risponde secca: «Non lo so, non dice il cognome». Il messaggio resta sospeso, come tanti altri dettagli di questa storia. Impossibile stabilire se dietro quelle parole ci fosse davvero qualcuno che sapeva, o

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