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Alzati e cammina: i nuovi furbetti della pensione di invalidità

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Dalle pensioni di invalidità al dopo reddito di cittadinanza, tornano vecchi trucchi e nuove truffe. Indagini, numeri e casi emblematici raccontano un sistema assistenziale sotto pressione, soprattutto nel Mezzogiorno.

Certo, non sarà facile lambire i ruggenti anni rimembrati da Checco Zalone, che in una canzone sulla Prima repubblica maramaldeggiava: «Con un’unghia incarnita, eri un invalido tutta la vita…». A volte, non serviva nemmeno quella. Erano i tempi della mitologica famiglia di Arzano, vicino Napoli. Padre, moglie, figli, cugini, nuore, generi, zie, cognate e consuoceri: tutti invalidi. Per non parlare di Militello Rosmarino, prezioso borgo siciliano arroccato sui Nebrodi: si contavano mille e duecento maggiorenni e cinquecento pensionati inabili. Monchi, tisici, cardiopatici, orbi, sciancati. E due zoppi che giocavano nella squadra di calcio locale.

Reddito di cittadinanza e nuovi sospetti

Che anni, quegli anni. Animo, però. Tornano in voga le antiche furberie. Numeri ufficiali non ce ne sono, ma gli indizi abbondano. E sarebbero correlati anche all’assegno a ufo recentemente più di moda: quel reddito di cittadinanza che, con simile spregiudicatezza, è finito pure a un settantenne in Ferrari o al boss che lo incassava dai domiciliari. L’intreccio però andrebbe oltre il delinquenziale folclore, argomenta la Cgia di Mestre. Il

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