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«Signore & Signori» compie 60 anni: un affresco durissimo della provincia veneta, specchio di una nazione

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di Filippo Mazzarella

Il film di Pietro Germi usciva nelle nostre sale il 10 febbraio 1966: diviso in tre episodi, mette a nudo il perbenismo provinciale, di cui svela le ipocrisie etiche

Il 10 febbraio 1966 esce nelle sale italiane Signore & signori di Pietro Germi, quattordicesimo lungometraggio del regista di origini genovesi che nel punto più alto della sua carriera (i suoi film precedenti erano state «cosucce» come Un maledetto imbroglio, 1959, Divorzio all’italiana, 1961, e Sedotta e abbandonata, 1964) aveva saputo unire lucidamente rigore morale e ferocia satirica, aggirandosi tra i generi con una sottile vena grottesca per smascherare ipocrisie private e pubbliche e usare il cinema popolare alla stregua di un bisturi «ideologico».

Diviso in tre episodi, il film (premiato qualche mese dopo con la Palma d’Oro al Festival di Cannes seppur ex aequo con Un uomo, una donna di Claude Lelouch) è l’ennesimo capolavoro di un corpus senza macchie; e rappresenta l’ultimo e definitivo affondo di Germi in una causticità da cui l’intero cinema italiano si sarebbe lentamente ma sempre più progressivamente allontanato.

Pur girato visibilmente a Treviso, si svolge in una non meglio precisata provincia del Veneto (identificata come l’immaginaria

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