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Giustizia, il monito del presidente della Corte d’Appello Gramola: «Non cercare di risolvere procedimenti complessi con derubricazioni immotivate»

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di Dafne Roat

Anno giudiziario, il richiamo del presidente Eugenio Gramola. Punto anche sui nodi del sistema a Trento e Bolzano: dal sovraffollamento del carcere del capoluogo trentino alle criticità della struttura altoatesina

La riforma Nordio non risolverà gli annosi problemi della giustizia. Lo dicono i magistrati e ne sono convinti anche gli avvocati. Servono strumenti e risorse, che continuano ad essere carenti, nonostante la competenza assunta dalla Regione sulle strutture e il personale amministrativo. Ma il buon funzionamento «non dipende solo dagli strumenti, giuridici e di mezzi, ma anche dai giudici. Bisogna ricordare che è essenziale non solo la quantità, ma anche la qualità dei provvedimenti». È il monito del presidente della Corte d’appello Eugenio Gramola che, davanti a una platea gremita di magistrati, avvocati e autorità civili, militari e politici, sprona i colleghi affinché «le sentenze non appaiano «una sorta di trattato di diritto». Serve chiarezza.

Il richiamo di Gramola

Poi va oltre e richiama pubblici ministeri e giudici: «Non è assolutamente ammissibile cercare di risolvere procedimenti complessi con patteggiamenti fondati su derubricazioni, immotivate e illegittime, di gravi reati in fattispecie minori in realtà insussistenti, ottenendo il non commendevole risultato di vedersi annullate le sentenze dalla

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