
di Mara Gergolet
L’ex presidente del Parlamento europeo: «La morte di Pretti ha smascherato il carattere di questo governo. Meloni? Credo non si sia ancora decisa: vuole tornare a essere la leader dura di FdI o diventare la guida di un partito moderatamente conservatore di destra?»
DALLA NOSTRA CORRISPONDENTE
BERLINO – Martin Schulz, ciò che è accaduto nelle ultime settimane, in particolare la Groenlandia, è un punto di rottura, da cui non si torna indietro?
«Credo di sì. Se un membro della Nato, in questo caso gli Stati Uniti, minaccia un altro partner della Nato, la Danimarca, di prendersi ciò che vuole, se necessario con la forza militare, siamo in una nuova dimensione».
Martin Schulz è stato presidente dell’Europarlamento, candidato cancelliere Spd sconfitto da Merkel, antagonista di Berlusconi che lo definì «kapò». Ci riceve alla Friedrich Ebert Stiftung, il think tank socialdemocratico di cui è presidente. Conosce bene l’Italia: a Bruxelles ha avuto nel suo gruppo Elly Schlein, di recente ha incontrato Conte. Per tutto il tempo dell’intervista, il cellulare in modalità silenziosa, continua a illuminarsi e ricevere telefonate.
Sia Giorgia Meloni che Friedrich Merz cercano di non inasprire i toni con Trump. Il loro atteggiamento aiuta




