
di Massimo Gaggi
Nelle carte di Epstein nuove accuse al pioniere di Microsoft. Che ha appreso della pubblicazione degli ultimi file mentre, con la nuova compagna Paula Hurd, assisteva alle semifinali degli Australian Open. E nega ogni addebito
L’«automail» inviata nel 2013 da Jeffrey Epstein a sé stesso nel quale parla di malattie veneree di Bill Gates contratte nei rapporti con prostitute russe, di richieste di antibiotici da somministrare di nascosto alla moglie Melinda e di altro ancora, può essere la pietra che porta definitivamente a fondo la reputazione del fondatore di Microsoft, anche se lui fa sapere di considerare false le accuse emerse dalle nuove carte sullo scandalo del finanziere pedofilo morto suicida in carcere.
Quanto a immagine pubblica, il settantenne Gates ha vissuto tre ere: prima del Duemila era il genio della tecnologia, un nerd forse autistico (come ha scritto lui stesso nella sua autobiografia) che con Microsoft ha messo internet, fin lì una nicchia per pochi, alla portata di tutti.
Nell’ultimo ventennio del Novecento Gates (Microsoft nasce nel 1975) è un pioniere, ma anche uno spietato tecnocrate: duro coi dipendenti mentre nella battaglia coi concorrenti, da Netscape ad Apple, non esita a




