
di Paolo Coccorese
Dalle forze di governo a quelle che amministrano la città, dalla sinistra fino all’opposizione al sindaco di Torino Lo Russo tutti hanno fatto la propria mossa
Nel «Grande Gioco» del corteo nazionale per “vendicare” lo sgombero di Askatasuna, la prima regola è alzare lo sguardo un po’ più in là. Oltre l’orizzonte o, più semplicemente, oltre quello che succederà in strada tra attivisti e forze dell’ordine. Perché, come il celebre libro di Peter Hopkirk insegna, dietro le avventure, spesso tragiche, degli esploratori europei nell’Asia centrale c’era molto altro: lo scontro tra le superpotenze sulle rotte indiane. In una scacchiera dove la sfida non sarà rioccupare l’ex scuola occupata di corso Regina – o, sfogliando le pagine del romanzo storico, assediare Bukhara (Uzbekistan), dove chi perdeva lasciava anche la testa – ma una partita molto più grande, che mira alle elezioni del 2027.
Ad averlo ben presente è, in primis, il governo. Il centrodestra, in difficoltà su altri fronti, pone la massima attenzione su Torino. La ministra dell’Università Maria Grazia Bernini ha telefonato più volte alla rettrice Cristina Prandi non solo per darle solidarietà, ma per chiedere al Comune, di centrosinistra, di starle vicino. Intervenendo in una




