
di Enrico Pruner
Sui 163 Comuni aventi diritto ai finanziamenti per il Piano per l’eliminazione delle barriere architettoniche solo 14 hanno fatto domanda e 7 l’hanno approvato. Si aggiungono a Trento e Dimaro
La prima barriera da eliminare, per usare le parole di Sergio Anesi, presidente di HandiCrea, «è quella culturale, dello sguardo verso la disabilità». Poi, però, ci sono anche le barriere cosiddette «architettoniche», che comprendono gli ostacoli fisici che le persone con disabilità motorie e sensoriali incontrano sul territorio trentino, a partire dai marciapiedi senza scivoli o dai semafori privi di segnali sonori.
I piani dei Comuni
Di fronte a questi scogli, le soluzioni dei Comuni passano per i Piani di eliminazione delle barriere architettoniche (Peba), documenti quadro di programmazione che le amministrazioni possono adottare per pianificare un’architettura inclusiva. La Provincia ha incoraggiato un cambio di passo: nel 2022 ha ricevuto dal ministero per la disabilità poco più di 110 mila euro, che Piazza Dante ha messo a disposizione dei Comuni con meno di 20 mila abitanti come incentivo per approvare un proprio Peba. Anche al Consorzio dei Comuni è stata destinata una parte dei fondi, circa 41 mila euro impiegati per le attività di formazione



