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Bertinotti, Askatasuna e la manifestazione di Torino: «La politica è svanita, non resta che la piazza. A questi giovani va data attenzione»

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di Gabriele Guccione

Intervista con l’ex presidente della Camera: «Questa generazione di giovani la definivano sdraiata, e invece vuole partecipare»

«La politica è svanita, resta la piazza», sentenzia Fausto Bertinotti, osservando i movimenti Pro Pal (ma anche i fischietti anti-Ice negli Stati Uniti), alla vigilia del corteo nazionale «Torino è partigiana» indetto dal centro sociale Askatasuna. Già presidente della Camera dei deputati, leader di Rifondazione comunista, Fausto Bertinotti, 85 anni, se le ricorda bene le piazze di Torino, quelle delle lotte operaie (ma anche della Marcia dei Quarantamila) che visse in prima persona, dal 1975 al 1985, da segretario piemontese della Cgil. Da allora, tutto (o quasi) è cambiato.

Presidente, il conflitto sociale non è più appannaggio dei lavoratori: che cosa è successo?
«È un cambiamento che dura da decenni. Si può dire che nel passaggio del secolo abbiamo vissuto un mutamento radicale della scena: dalle grandi lotte operaie e sociali, a cui partecipavano anche gli studenti, si è passati alle mobilitazioni del movimento femminista, pacifista, altermondista. Progressivamente la piazza ha sostituito la fabbrica. E i soggetti che la animano sono differenti».

Chi scende in piazza oggi?
«Per vent’anni la sociologia ha descritto i giovani d’oggi come

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