Nei grandi classici della fantascienza, il “raggio traente” è uno degli espedienti narrativi più efficaci: un fascio invisibile che immobilizza l’astronave e la trascina lentamente verso il nemico. Per decenni è rimasto confinato sullo schermo. Oggi, però, quel concetto sta prendendo una forma concreta nei laboratori di ingegneria aerospaziale.
Un gruppo di ricercatori sta lavorando a una tecnologia chiamata “trattore elettrostatico“, una sorta di raggio traente reale che non catturerebbe veicoli spaziali in fuga, ma avrebbe uno scopo molto più pragmatico: rimuovere in sicurezza i detriti spaziali dall’orbita terrestre. Il sistema sfrutterebbe l’attrazione elettrostatica tra corpi carichi per spostare satelliti fuori uso senza alcun contatto fisico.
Un problema urgente. La necessità è tutt’altro che teorica. Con la rapida espansione dell’industria spaziale commerciale, il numero di satelliti in orbita è destinato a crescere in modo significativo. Molti di questi, una volta terminata la loro vita operativa, rischiano di trasformare lo spazio attorno alla Terra in una vera e propria discarica orbitale. Le conseguenze vanno dal pericolo di collisioni con satelliti attivi, alla caduta incontrollata di frammenti, fino all’inquinamento dell’atmosfera e alla perdita di qualità delle osservazioni astronomiche.
Secondo gli esperti, se il fenomeno non verrà contenuto, potrebbe persino rallentare


