di Paola Pica
Alla conferenza internazionale del Soft Power Club presentato l’indicatore che valuta l’impatto del potere della reputazione. Angelini (Bankitalia): la fiducia fattore di crescita. Geopolitica del cibo, nasce l’Osservatorio con Confagricoltura
Il soft power non è più solo una categoria delle relazioni internazionali: è fattore economico, leva di competitività, strumento per guidare l’accelerazione tecnologica. A declinare su basi nuove il concetto di potere della persuasione, cioè la capacità di un Paese di essere attrattivo, influente, e pure in crescita, attraverso la “forza” della reputazione sono state le due giornate del Soft Power Club a Roma, il 29 e il 30 gennaio, con gli incontri alla Banca d’Italia e alla Camera dei deputati.
«Siamo qui per stabilire che il soft power ha un valore economico. Che può avere un effetto positivo sulle esportazioni e sulla credibilità internazionale. Che con il soft power un Paese può guadagnare, in ogni senso, può migliorare la crescita e il benessere economico» ha spiegato Francesco Rutelli, presidente e fondatore dell’organizzazione internazionale giunta alla sua settima Conferenza e al suo sesto anno di attività.
Il salto di qualità è la costruzione, per la prima volta, di un indice che




