
di Corriere Animali
Gli autori sono giovani di buona famiglia. Si indaga sulle pressioni dei famigliari per depistare le indagini. Anche il figlio di Bolsonaro dice no all’impunità per i responsabili
Il Brasile è sotto choc per l’uccisione di Orelha, un cane randagio anziano amato, curato e alimentato dalla comunità di Praia Brava a Florianopolis, nel sud del Paese. Il povero animale è stato torturato da quattro adolescenti di famiglie benestanti nella notte tra il 3 e il 4 gennaio scorso. Ritrovato il giorno seguente in condizioni disperate, è stato sottoposto a eutanasia.
Il caso ha suscitato indignazione nazionale e ha raccolto un raro consenso trasversale tra politici di destra e sinistra, perché il mansueto amico a quattro zampe di dieci anni era diventato la mascotte degli abitanti locali che gli avevano anche costruito una cuccia sulla spiaggia. Oggi, che Orelha non c’è più, è diventato il simbolo di un Brasile che chiede giustizia e riapre il dibattito sull’impunità.
Con l’hashtag #JusticiaPorOrelha, rilanciato milioni di volte sui social, il caso è rapidamente diventato virale, attirando negli ultimi giorni l’attenzione dei media e dei politici nazionali. Persino la first lady Janja Lula da Silva ha espresso «tristezza




