
di Greta Privitera
L’Armata Usa è nel Golfo. Nella teocrazia le fazioni si dividono tra risposta dura o trattative. Ma a Washington le idee non sono chiare
Provare a immaginare la prossima mossa di Donald Trump nella partita con l’Iran è un esercizio complesso. Da un lato c’è la flotta americana ammassata nel Golfo, che sa di ultimatum, dall’altro le parole prudenti degli alleati arabi, pronti a fare da mediatori e fermamente contrari a interventi militari, suonano come un monito oscuro.
Nel gioco dei bulli, Teheran alza la voce minacciando una «guerra totale», mentre Washington naviga tra post infuocati — «il tempo sta scadendo» — e una strategia che resta d’attesa.
Iran, le ultime notizie in diretta
Fonti Reuters riferiscono che il presidente americano starebbe esaminando varie opzioni per un eventuale attacco, come raid mirati contro le forze di sicurezza e i leader della Repubblica islamica, con l’idea di spingere i manifestanti a tornare in piazza e dare loro la fiducia necessaria per prendere i palazzi del potere. Sempre Reuters aggiunge che, dopo le proteste represse nel sangue dagli uomini di Ali Khamenei, Trump avrebbe cercato di preparare il terreno per un autentico «cambio di




