
di Guido Olimpio
Chi sono i «Guardiani della Rivoluzione». L’eredità di Soleimani, ucciso da uno strike americano nel 2020, è stata parzialmente raccolta da Qaani
L’arco che dalle sponde orientali del Medio Oriente si proietta fino al Golfo Persico è l’arena perfetta: gli eserciti si affidano alle armi convenzionali, i servizi segreti agiscono nell’ombra. E in questo contesto i pasdaran iraniani, designati dall’Unione europea come entità terroristica, hanno fatto la loro parte ingaggiando gli avversari, rispondendo ai colpi subiti. Ogni Stato ha una quota di omicidi mirati, ordigni, piani destabilizzanti.
L’attività clandestina dei pasdaran è cresciuta parallelamente alle ambizioni della Repubblica islamica ma anche per le ripetute crisi. I primi militanti hanno imparato dalle fazioni palestinesi e libanesi quando ancora Ruhollah Khomeini era ospitato in Francia. Si sono addestrati nei campi per i guerriglieri, hanno appreso tecniche in seguito migliorate. Gli ayatollah, una volta al potere, hanno concesso le risorse necessarie per costituire un esercito di pasdaran — oggi sono quasi 200 mila — e adottare, parallelamente, un modus operandi necessario alla guerra segreta. Tra questi gli attacchi suicidi a bordo di veicoli: i primi a effettuarli in modo strategico le avanguardie sciite formatesi in Libano su ispirazione




