
di Federica Maccotta
Dalla recitazione alla musica: «Interpreto i classici, ma guardo avanti»
Dal teatro al disco. Serena Rossi ha condensato colori e ritmi di Napoli nell’album «SereNata a Napoli», in uscita oggi, nato dal suo spettacolo omonimo che torna in scena il 3 febbraio (Mantova è la prima tappa della tournée invernale) a un anno dal debutto. Quattordici le tracce, che reinterpretano grandi classici della tradizione della canzone napoletana riarrangiati ad hoc: da «Era de Maggio» a «Dicitencello vuje», da «Io Mammeta e tu» a «Tammurriata Nera» e «Presentimento», il singolo che lancia il disco.
«È un brano minore – racconta l’attrice e cantante, nata 40 anni fa a Napoli –, una canzone d’amore molto morbida e appassionata, che non avevo mai cantato prima dello spettacolo». È del 1918 e l’ha scritta E. A. Mario, uno degli autori, con Libero Bovio, più presenti nell’album (ma non mancano altri pesi massimi come Renato Carosone o Massimo Ranieri). Non per una scelta a tavolino, ma perché, in qualche modo, sono quelli che sente più risuonare nelle sue corde.
«È un repertorio eterno ma sempre attuale», spiega Serena Rossi. «Fare tradizione non vuol dire andare indietro, ma andare




