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L’oro sfonda (momentaneamente) quota 5500 dollari l’oncia, continua la “febbre da materie prime”

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La storica corsa dell’oro e delle altre materie prime sembra non avere freni. Tensioni geopolitiche, debito pubblico e “debasement trade” alla base dell’impennata nei valori.

A pochi giorni dallo storico superamento dei 5000 dollari l’oncia, l’oro ha fatto un ulteriore balzo, raggiungendo i 5500 dollari nella mattina di giovedì. Nonostante il ribasso del pomeriggio, non è solo la quotazione del metallo nobile per eccellenza a volare, ma anche quella di altre materie prime, come l’argento, il platino e il rame.

Alla base di questa nuova (e apparentemente irrefrenabile) “febbre dell’oro” sta quello che gli analisti finanziari chiamano “debasament trade”, ovverosia la fuga dalle valute fiat (dollaro, yen ecc…) in favore di investimenti in beni rifugio, di cui l’oro rappresenta l’esempio più classico.

Continua la corsa dell’oro

L’appetibilità dell’oro sembra non avere freni in questo inizio di 2026, a pochi giorni dal primo storico traguardo di oltre 5000 dollari l’oncia, ecco che il metallo nobile ha subito stabilito un nuovo record, superando, anche se solo per pochi minuti, i 5600 dollari.

Per dare un senso della straordinarietà di questa “febbre”, basti pensare che dalla creazione del Gold Standard (che fissava il prezzo dell’oro a una quantità data di dollari) a oggi,

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