di Serena Palumbo
I 50 anni del romanzo e del fumetto sulla paladina della biodiversità che portò la difesa della natura al grande pubblico. Un successo planetario che continua ancora oggi. A Desio una mostra la celebra
C’è stato un tempo in cui la sigla del celebre cartone animato dell’Ape Maia era più ascoltata de Il tempo se ne va di Adriano Celentano, Another Brick in the Wall dei Pink Floyd, Una giornata uggiosa di Lucio Battisti e Su di noi di Pupo. Era il 1980 e le classifiche musicali raccontavano che tra i 45 giri quello che conteneva il ritornello «Vola, vola, vola l’Ape Maia» intonato da Katia Svizzero faceva impazzire gli italiani, piccoli o grandi che fossero.
Ma non era solo una questione musicale, bensì un fenomeno globale. Dal romanzo al cartone, dalla televisione ai giocattoli, per poi passare al film, ai fumetti e ai videogiochi. Ma anche a zaini, felpe e cappelli. Un successo, quello consolidato dalla piccola apina e mai calato nel tempo, che oggi compie mezzo secolo. Traguardo celebrato dalla mostra «L’Ape Maia. 50 anni in volo», curata da Luca Bertuzzi e Enrico Ercole e allestita nella cornice della Villa Tittoni di




