La frana che ha interessato l’area di Niscemi non è un evento improvviso né imprevedibile. È il risultato di una combinazione ben nota di fattori geologici, climatici e antropici che caratterizzano gran parte della Sicilia centro-meridionale. La scienza dei versanti instabili offre una chiave di lettura chiara di quanto sta accadendo.
Terreni argillosi: una fragilità naturale
Il primo elemento da considerare è la natura dei terreni. L’area di Niscemi è dominata da argille plioceniche, deposte tra circa 5,3 e 2,6 milioni di anni fa, associate a marne, argille sabbiose e, a maggiore profondità, livelli gessosi ed evaporitici.
Le marne sono rocce miste, composte da argilla e carbonato di calcio, mentre le argille sono materiali estremamente fini. Spesso si pensa che le argille siano impermeabili al cento per cento. In realtà non lo sono in senso assoluto. L’acqua può attraversarle, ma con estrema lentezza rispetto a sabbie o ghiaie. Da qui nasce l’idea, semplificata, di impermeabilità totale.
Bassa permeabilità, però, non significa assenza di assorbimento. Le argille assorbono acqua, ma lentamente, e soprattutto la trattengono.
Piogge persistenti e perdita di resistenza del suolo
Le argille




