
Tra sicurezza nazionale, rotte commerciali e guerra sottomarina, l’Artico diventa il nuovo fronte strategico globale. Stati Uniti, Cina e Russia si contendono il dominio del Nord.
Donald Trump conferma di volere la Groenlandia e che presto lo otterrà, «con le buone o con le cattive». Secondo il presidente, gli Stati Uniti hanno bisogno del territorio artico per «motivi di sicurezza nazionale» e che la Nato stessa «dovrebbe aprirci la strada per ottenerla». Ma quello non è l’unico impero che intende mettere le mani sulla zona per estendervi il controllo geopolitico, per gestire le risorse intrappolate al suo interno, per mettere il cappello sulle nuove rotte commerciali che il riscaldamento climatico ha reso ormai navigabili.
La corsa alle nuove rotte del Nord
Washington sta correndo ai ripari dopo che già Mosca e Pechino hanno iniziato a sfruttare il nuovo scenario, con la diminuzione del ghiaccio marino che ha ridotto drasticamente le distanze tra i porti cinesi (come Ningbo-Zhoushan) e quelli europei (Amburgo, Rotterdam, Felixstowe), per conseguire un vantaggio strategico. La compagnia di navigazione Haijie Shipping Company lo scorso autunno ha lanciato il primo servizio regolare di linea per container lungo la rotta del Mare del Nord: una via che collega



