Non stiamo esagerando. Non è terrorismo sanitario. Sono numeri, dati, evidenze scientifiche accumulate in decenni di ricerca. In Italia quasi 20.000 decessi per cancro ogni anno potrebbero essere evitati riducendo il consumo di bevande alcoliche. Eppure, tra tutti i fattori di rischio oncologico, l’alcol resta quello più sottovalutato, quasi rimosso dalla percezione collettiva. Lo beviamo a tavola da millenni, accompagna le nostre feste e i nostri brindisi, fa parte della nostra cultura. Ma questo non lo rende innocuo.
Non solo fegato Quando si parla di danni da alcol, il pensiero corre subito alla cirrosi epatica. Ma l’elenco dei tumori per cui l’etanolo è un fattore di rischio riconosciuto è molto più lungo. «L’alcol è fortemente associato ai tumori del cavo orale, della faringe, della laringe e dell’esofago» spiega Carlo La Vecchia, epidemiologo dell’Università degli Studi di Milano e già capo del Dipartimento di Epidemiologia dell’Istituto Mario Negri. A questi si aggiungono i tumori dello stomaco, del colon-retto, del fegato, della colecisti, del pancreas e, sorprendentemente per molti, del seno.
L’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) classifica l’alcol come cancerogeno di gruppo 1, lo stesso del fumo di sigaretta e dell’amianto: sostanze per cui esistono prove scientifiche sufficienti della



