Gli Stati Uniti hanno rivisto al ribasso i dazi antidumping ipotizzati sulla pasta italiana, anticipando le valutazioni rispetto alla conclusione formale dell’indagine, attesa per l’11 marzo. Una decisione che alleggerisce, almeno in parte, le preoccupazioni di un comparto strategico per l’export agroalimentare nazionale.
L’indagine antidumping e i primi timori per l’export
La battaglia per la difesa della pasta italiana negli Usa ha avuto origine con l’avvio, da parte del Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti, di un’indagine antidumping sulle importazioni proprio della pasta italiana. Le valutazioni preliminari avevano portato Washington a ipotizzare dazi aggiuntivi fino al 91,74%, che si sarebbero sommati all’aliquota ordinaria del 15% già applicata alla maggior parte dei prodotti europei. Un livello tariffario che avrebbe potuto portare il carico complessivo oltre il 100%, con effetti immediati sui prezzi al consumo e sulla competitività delle aziende italiane sul mercato americano.

Gli Stati Uniti hanno ridotto le aliquote dei dazi antidumping sulla pasta italiana
In quella fase, il rischio era concreto: un simile incremento dei costi avrebbe potuto ridurre drasticamente l’export, spingere i consumatori statunitensi verso prodotti alternativi o Italian sounding e costringere le




