
Mentre la Dda di Genova ricostruisce i flussi di milioni di euro transitati attraverso associazioni formalmente benefiche e finiti – secondo l’accusa – a Hamas, l’interrogazione di Augusta Montaruli porta lo scontro sul terreno politico e della sicurezza nazionale, chiamando in causa rapporti, collaborazioni e misure preventive ancora inevase.
L’indagine della Dda di Genova nasce da un principio investigativo classico: seguire il denaro. Le prime anomalie emergono dal monitoraggio di donazioni formalmente lecite, raccolte in Italia da associazioni impegnate – almeno sulla carta – in attività umanitarie a favore della popolazione palestinese. Secondo gli inquirenti, l’analisi dei flussi finanziari avrebbe però rivelato schemi ricorrenti incompatibili con le finalità dichiarate: trasferimenti frammentati, utilizzo di contante, passaggi intermedi opachi e beneficiari finali difficilmente tracciabili. Al centro del circuito individuato dagli investigatori figura Mohammad Hannoun, presidente dell’Associazione dei Palestinesi in Italia. L’inchiesta coinvolge complessivamente 25 indagati e ha portato all’adozione di misure cautelari nei confronti di nove persone, arrestate in diverse città italiane. Secondo la ricostruzione della procura, attraverso tre associazioni formalmente benefiche sarebbero stati convogliati verso Hamas oltre sette milioni di euro.
Nel perimetro dell’indagine rientrano anche i familiari di Hannoun. Moglie e due figli sono indagati perché, per gli investigatori,




