
Il “parentismo”di cui le opposizioni accusano il governo in realtà è nel loro Dna: in Aula spopolano le coppie dem e grilline che condividono tetto e scranno
Potrebbero piazzare direttamente i regali sotto l’albero di Natale, un magnifico abete rosso arrivato alla Camera dei deputati dalle foreste «certificate» del Cuneese. E non potevano che essere col bollino di garanzia. Nicola Fratoianni, Dario Franceschini, Gilda Sportiello potrebbero piazzarli direttamente lì gli orologi con il battito cardiaco, le card per un weekend nella Spa, i pullover con le renne, incartati e infiocchettati per mogli e mariti. Francesco Boccia no, perché la partner Nunzia De Girolamo non è stata rieletta. Montecitorio come il focolare, l’Aula come il tinello di mammà, dove va in onda il «tengo famiglia» (Leo Longanesi dixit) del terzo millennio.
Poiché lo sport preferito di redazione è quello di indignarsi per la parentela governativa assoluta (Giorgia Meloni, premier, e l’ex cognato Francesco Lollobrigida, ministro) vale la pena guardare meglio la foto di gruppo, utilizzare il microscopio da terza media per scoprire quanto Camera e Senato siano profondamente condizionati dall’amichettismo di sinistra, che negli anni e nelle legislature si è trasformato in una debordante famiglia allargata. Il vizietto ha un




