Attraverso gli scambi mondiali di pescato le sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) si diffondono da un capo all’altro della Terra, arrivando anche nel piatto di consumatori di Paesi in cui sono meno presenti. Uno studio pubblicato su Science spiega come il commercio ittico mondiale sia diventato un sistema di spedizione garantito di questi composti chimici industriali resistenti ai principali processi di degradazione. E come la loro gestione sia ormai da considerare un problema globale.
Pesce grande mangia pesce piccolo. Che mangia PFAS
Le sostanze perfluoroalchiliche (PFAS), o acidi perfluoroacrilici, sono una famiglia di composti chimici con una struttura che conferisce loro una particolarità stabilità termica, oltre a proprietà idrorepellenti e oleorepellenti. Sono acidi molto forti prodotti dall’uomo e usati in moltissimi abiti industriali (dal packaging alimentare all’abbigliamento tecnico, dai prodotti farmaceutici alle vernici) per aumentare la resistenza alle alte temperature, all’acqua e al grasso. Le stesse proprietà che li rendono desiderabili per il mercato fanno sì, però, che abbiano un’elevatissima persistenza nell’ambiente, dove si accumulano con effetti poco rassicuranti e ancora poco noti sulla salute nostra e degli ecosistemi.
I PFAS contaminano ormai le acque e le falde acquifere e una volta arrivati in mare, sono




