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«Zelig On», un format che mostra un’usura irreversibile

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di Aldo Grasso

La comicità è cambiata e con essa i canali attraverso cui si esprime

Mette sempre una certa tristezza parlare di «Zelig», anche se la sua missione sarebbe un’altra. Forse perché evocare quel nome ci porta nel secolo scorso, forse perché non sempre le congiunture sono favorevoli, forse perché è cambiata la comicità e con essa i canali attraverso cui si esprime.

Giancarlo Bozzo, con la «copertura intellettuale» di Gino & Michele, aveva trasformato «Zelig» in una fabbrica della risata a ciclo continuo: prima il passaggio nel locale storico di Viale Monza 140 (ci trovavi, solo per citarne alcuni, artisti come Aldo, Giovanni e Giacomo, Antonio Albanese, Paolo Rossi), poi la consacrazione televisiva, grazie soprattutto alla bravura di Claudio Bisio, infine i tour nelle piazze italiane. Qualcosa è cambiato e il marchio ha perso rinomanza e rilevanza o, come si dice, «il suo appeal». «Zelig On» è sembrato appunto uno spettacolo d’altri tempi, con i due conduttori, Lodovica Comello e Paolo Ruffini, non in grado di imporre uno stile di guida e poco adatti a fare «da spalla», con Ale e Franz nel backstage, sempre bravi, ma impossibilitati a tamponare le falle, con qualche ospite