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2026 – Quando l’automobile entra nel panettone

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Non avevo mai sentito litigare di automobili davanti a una fetta di panettone. È accaduto durante queste feste: fra un brindisi e l’altro, ho visto persone accendersi sul futuro dell’automobile.

Attenzione: non erano appassionati o addetti ai lavori, ma amici e parenti che di auto normalmente non parlano mai. Forse per deformazione professionale sono più sensibile al fenomeno, ma se l’auto arriva a dividere più della politica, allora il problema non è l’auto. È il modo in cui ne parliamo.

Se l’automobile fosse una persona, per il nuovo anno le augurerei di smettere di essere il terreno di scontro di tutti. È troppo tempo che discutiamo con la logica del “contro”: termica contro elettrica, Europa contro Cina, passato contro futuro. Come se per andare avanti servisse sempre un nemico o qualcuno da colpevolizzare.

Ma il punto non è scegliere un “vincitore” (e uno sconfitto), che tanto non esiste nella realtà. Il punto è capire come tenere insieme tutto: esigenze delle persone, competitività industriale, riduzione dei prezzi, impatto ambientale, regole di mercato, passione e cultura dell’automobile.

Trovare la quadra è difficilissimo, certo. Ma diventa impossibile se continuiamo a restare schiacciati nella contrapposizione. Perché la contrapposizione crea l’illusione che i problemi complessi

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