Immaginate di potervi vaccinare bevendo qualche boccale di birra: non è una trovata goliardica di un gruppo di amici burloni, ma l’idea alla base di una sperimentazione condotta da un virologo statunitense. Chris Buck ha sviluppato e testato prima sui topi e poi su se stesso un “birra-vaccino” contenente lievito ingegnerizzato per stimolare la produzione di anticorpi contro il poliomavirus BK, un virus diffusissimo e di solito innocuo ma che può creare gravi problemi in pazienti con sistema immunitario compromesso. Il problema, però, è che questa autosperimentazione non ha seguito i rigorosi iter previsti per lo sviluppo e l’approvazione ufficiale dei vaccini, e che Buck sta cercando di aggirare questo iter regolatorio proponendo il prodotto come integratore alimentare. Qual è il confine tra innovazione, sicurezza e fiducia nella scienza?
La maggior parte della popolazione mondiale convive con i poliomavirus, che rimangono dormienti nei reni e nelle vie urinarie. Il problema si pone nei soggetti con sistema immunitario indebolito: nei pazienti che hanno subito un trapianto di rene e assunto farmaci immunosoppressori, il poliomavirus BK contenuto nell’organo trapiantato può infatti replicarsi e danneggiare le cellule del rene, compromettendone la funzione. Il birra-vaccino di


