
Trenta virgola sei miliardi di euro. Intesa Sanpaolo, in tandem con Unipol, ha lanciato un’Opas su Monte dei Paschi guidato da Luigi Lovaglio, mettendo sul tavolo un’offerta che, già nella struttura, ha il sapore delle grandi manovre: 10,091 euro per azione, di cui un euro in contanti e 1,6 azioni Intesa per ogni titolo Mps. Carlo Messina, capo di Intesa, non ha usato giri di parole. L’obiettivo è ambizioso: «Nasce la seconda banca europea». Una frase che non è solo uno slogan, ma la sintesi di un disegno industriale che va ben oltre Siena.
Da Siena a Milano, passando per Trieste. Perché il punto, nel grande gioco del capitalismo bancario italiano, è che Mps è soltanto il veicolo. Il vero bottino si distribuisce lungo una catena che porta dritta a Mediobanca e, soprattutto, alla sua partecipazione in Generali. Il meccanismo è elegante e insieme spietato nella sua logica: acquisendo il Monte, Intesa entra nel perimetro di Mediobanca, che custodisce una quota strategica del 13,3% nel Leone di Trieste. E lì si apre il vero capitolo della partita.
La geopolitica del risparmio tra Milano e Trieste
Non è solo una banca che compra un’altra banca. È un sistema di potere finanziario




