
STAR WARS – THE MANDALORIAN AND GROGU. Nelle sale
Pedro Pascal si toglie la maschera del Mandaloriano, leggendario cacciatore di taglie, solo a metà film: dieci minuti per dare volto e muscoli a un personaggio che battaglia tra mostri intergalattici con l’aplomb di un lord inglese: compassato, lucido, controllato. Un outsider fuori di giochi di potere, tenero e volante, praticamente asessuato, duro da stendere anche per la peggior feccia dell’universo. Accanto a lui, il trovatello alieno Grogu, boccone prelibato per le più feroci creature multidimensionali benché dotato di poteri speciali legati alla Forza, il campo di energia mistico che regge la galassia di Star Wars. Un tipetto empatico, peloso, orecchiuto assai, insaccato in un saio mignon. Il superuomo mantellato affronta missioni impossibili per la Nuova Repubblica, la resistenza galattica in lotta con l’Impero e i suoi pessimi alleati. I due sono agli ordini della capitana Ward (Sigourney Weaver) che tratta Djarin come Miss Moneypenny tratterebbe 007: bastone e carota.
Anche ai supporter imperterriti di Guerre stellari e dei suoi eroi non può sfuggire la particolarità di The Mandalorian and Grogu, prolungamento della celebre serie tv, di cui doveva essere uno o più episodi e terzo spin off della saga creata da




