Da due anni il settore vino si racconta sempre allo stesso modo: crisi, numeri fuori controllo, export in difficoltà, cantine piene, ristorazione che non gira, eventi ovunque e risultati sempre più incerti. Se guardiamo gli ultimi dati ufficiali sono davvero impietosi in particolare per l’export. Tutto vero. Ma anche sempre più inutile da ripetere. Perché continuare a descrivere il problema non lo risolve. E soprattutto non distingue chi sta subendo il mercato da chi sta iniziando a cambiarlo. La verità è semplice: non siamo davanti a una crisi del vino. Siamo davanti a una crisi di modello. Negli ultimi due anni ho analizzato cosa sta succedendo davvero, parlando con operatori internazionali, buyer, marketer, importatori, organizzatori e territori. E il quadro è molto meno confuso di quanto sembri. Le soluzioni esistono già. Sono applicate. E funzionano.
Dal prodotto al contesto: come sta cambiando il marketing del vino
Pensiamo al marketing: chi si muove ha già cambiato approccio. Non si tratta più di “promuovere il prodotto”. Si tratta di costruire contesto. Chi sta crescendo oggi: collabora con mondi esterni (arte, moda, musica), usa tecnologia per raccontare (QR, realtà aumentata), digitalizza l’esperienza (AI, strumenti guidati), trasforma la cantina in un’esperienza, lavora con influencer credibili




