
di Francesco Verderami
Il testo prima del referendum. E c’è anche l’ipotesi ballottaggio
Si avvicinano i giorni dell’Armageddon sulla giustizia ma in Parlamento l’attenzione è tutta concentrata (manco a dirlo) sulla nuova legge elettorale. E la maggioranza ha deciso di porre fine all’ansia del Palazzo, perché depositerà il testo della riforma ben prima del voto sul referendum. L’accordo politico è maturato durante l’ultimo incontro tra i leader del centrodestra, che hanno scelto di accelerare il timing per «ottemperare — spiega una fonte accreditata — ai dettami della Consulta», secondo la quale le modifiche al sistema elettorale vanno varate un anno prima delle urne per consentire ai partiti di attrezzarsi. Tra fine febbraio e la prima settimana di marzo verrà dunque rivelato il Graal a deputati e senatori.
Al di là delle motivazioni formali, l’accelerazione dei tempi è figlia di due valutazioni politiche. La prima è che, presentando subito il testo, la maggioranza vuole mettere al riparo la riforma dalle tensioni successive al referendum: è il segnale che intende vararla anche (anzi soprattutto) se dovesse vincere il No. La seconda valutazione è di fatto un messaggio rivolto alle opposizioni, oltre che ai propri parlamentari: la garanzia che —



