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L’auto europea apre le fabbriche alle case cinesi: sono leali alleate o rivali temibili? La profezia di Musk

di Francesco Bertolino

Stellantis, Ford e Nissan condividono gli impianti con Dongfeng, Geely e Chery per evitare di chiuderli. Ma otterranno anche il know-how sull’elettrico? Intanto il mercato cinese si chiude: le case straniere scendono dal 64 al 32% delle vendite

«Se non si erigeranno barriere commerciali, le case auto cinesi demoliranno gran parte della concorrenza», avvertiva nel 2023 Elon Musk. Tre anni più tardi si può dire che il ceo di Tesla è stato profetico. Nel 2025 la Cina ha esportato nel mondo oltre 8 milioni di veicoli, raddoppiando i volumi in soli due anni e consolidando il suo primato nelle vendite all’estero, davanti al Giappone e alla Germania. Un boom dovuto, certo, a tecnologie nell’elettrico superiori e prezzi di listino inferiori. Il supporto del governo di Pechino ha però avuto un ruolo determinante: il settore auto cinese, secondo l’Ocse, ha ricevuto quattro volte più sussidi pubblici rispetto ai costruttori occidentali.

Il muro di Trump

Dinanzi alla minaccia di un’invasione di vetture cinesi — in certa misura orchestrata dall’alto — Donald Trump ha ascoltato il consiglio di Musk e ha innalzato un muro doganale (apparentemente) invalicabile. I dazi hanno frenato l’avanzata negli Stati Uniti di Byd, Geely,

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