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Il “rosso” all’arbitro somalo, i controlli soffocanti a Iran, Senegal e Uzbekistan: è il Mondiale ai tempi di Trump

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Questa edizione è, di fatto, già segnata dalle politiche di ingresso alle frontiere che stanno suscitando polemiche 

Non solo non potrà usare il fischietto come previsto, ma non potrà neppure avvicinarsi al territorio americano: nelle ultime ore Omar Abdulkadir Artan è diventato più celebre di Mbappé, quasi un simbolo del Mondiale nel tempo di Trump. Nominato miglior arbitro africano del 2025, sarebbe dovuto diventare il primo somalo della storia a dirigere una partita di Coppa del Mondo: non accadrà perché gli Stati Uniti gli hanno negato l’ingresso dopo l’arrivo a Miami, nonostante fosse in possesso di un visto valido. A quel punto, la Fifa non ha potuto far altro che confermare: Artan non prenderà parte al torneo. Secondo la ricostruzione fornita dalla U.S. Customs and Border Protection, l’agenzia federale statunitense responsabile del controllo delle dogane, della sicurezza dei confini nazionali – “CBP” è la sigla, destinata a diventare familiare durante l’estate – l’arbitro proveniente da Istanbul è stato sottoposto a un’ispezione supplementare e successivamente dichiarato “inadmissible”, non ammissibile all’ingresso, per non meglio precisate “vetting concerns”, ovvero criticità emerse durante le procedure di verifica. Le autorità americane non hanno fornito dettagli specifici, ma hanno rispedito indietro l’arbitro dopo averlo fermato

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