
di Aldo Grasso
La ricostruzione della morte del Duce ha il sapore di uno stantio déjà vu
A voler interpretare troppe parti in commedia, si finisce inevitabilmente per non interpretarne nessuna. O meglio, se ne interpreta una soltanto, la più ingrata: quella dell’imitatore, di sé stesso e di altri. Massimo Giletti ricorda ormai quei personaggi della letteratura d’appendice descritti, nello spazio di poche pagine, come esploratori, guerrieri, guaritori e spie. Nel corso delle stagioni televisive abbiamo imparato a conoscere il Giletti schienadrittista, il Giletti mafiologo, il criminologo da salotto, l’inchiestista d’assalto e persino il Giletti esperto di tax credit.
Ci mancava solo il Giletti storico; puntualmente, la nuova Rai3 ha provveduto.La fine di Mussolini è uno di quegli enigmi che la tv, in cronica carenza di idee, riesume ciclicamente. Chi lo ha ucciso davvero? C’era lo zampino di Winston Churchill? Domande da lasciare agli storici di professione. È noto che i dirigenti partigiani, Pertini e Longo in testa, spinsero per un’esecuzione rapida, così come i National Archives di Londra escludono prove di un carteggio segreto tra lo statista britannico e il Duce.
Quanto alle presunte liti tra Rachele e Claretta, si fatica a comprenderne il




