
di Andrea Laffranchi
«Magia bianca» è il nuovo disco della cantautrice, disponibile dal 12 giugno
Tra il medioevo e gli anni 80. Il presente di Francesca Michielin è lì nel mezzo. Storie di streghe e boschi di betulle in cui spesso irrompe la contemporaneità; suoni che si ispirano a «Mike Oldfield, Franco Battiato, Annie Lennox, Kate Bush, e il cosiddetto dungeon synth» ma con anche strumenti e canoni del Quattrocento.
Ecco «Magia bianca», sesto album nella carriera della cantautrice, disponibile dal 12 giugno. «Il progetto è un concept che celebra una femminilità alternativa, non accondiscendente. Per restare al medioevo, non è la donna angelicata di Dante, ma una donna perturbante, la strega». Se vogliamo un riferimento più recente, «Il trono di spade, storia di rivalsa femminile».
E in una visione così attentamente coordinata anche gli ospiti, Angelica, Patrizia Laquidara, Veronica Lucchesi, Caparezza e Ceneri, hanno un ruolo speciale: «Non sono feat o camei, ma spettri».
Il disco apre con il clavicembalo e i synth di «1484», l’anno della bolla papale che inaugurò la caccia alle streghe: racconta quelli di oggi come «tempi di m…» e rimpiange l’epoca delle «dame di corte»: «Detto che a volte le




