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di Claudio Bozza
Il convegno di Firenze, in sala tanti renziani. «Chi vota No rischia di mettere il timbro sull’asse Landini-Conte»
DAL NOSTRO INVIATO
FIRENZE-Sul palco ci sono tanti esponenti storici di una sinistra un po’ âgée, rigorosamente a filiera corta Pci-Pds-Ds, che però, all’unanimità, rivendicano «coerenza». Il Pd dice di votare No al referendum sulla Giustizia? «Questa riforma appartiene a un patrimonio del centrosinistra: è il completamento ineludibile della riforma Vassalli», va subito al punto Augusto Barbera. Il presidente emerito della Corte costituzionale, già quattro volte deputato con Pci e Pds, è il profilo più alto tra le decine di persone arrivate a Firenze per «La Sinistra che dice sì», l’iniziativa lanciata dal costituzionalista Stefano Ceccanti e da Enrico Morando, il tandem che guida i riformisti di Libertà eguale, con il professor Carlo Fusaro. Barbera pesa ogni parola, ma è deciso: «A marzo non si vota né a favore del governo Meloni né contro — avverte —. Ci saranno altre occasioni per poter giudicare questo governo, a partire dalle elezioni politiche del prossimo anno».
Sono parole che fotografano meglio di altre il conflitto irrisolto all’interno della sinistra e del Pd, la cui anima garantista fatica ancora a



