
di Luigi Radassao
Il ritorno del compositore e direttore d’orchestra con la sua capacità di cogliere il lato emozionale e la complessità strutturale
Pianista, direttore d’orchestra, compositore. Figura imponente nel panorama musicale contemporaneo, Mikhail Pletnëv, nato ad Arkangelsk, sulla costa del Mar Bianco, 69 anni fa, è un musicista fenomenale a tutto tondo e ogni suo ritorno al Festival Pianistico viene accompagnato da una domanda: in quale veste si presenterà? Stasera al Donizetti (20.30, ingresso 35-60 euro) Pletnëv siederà all’amata tastiera, dove brilla per profondità interpretativa e magistero tecnico: le medesime doti che sfoggia quando sale sul podio. La carriera di Pletnëv brilla da sempre per la straordinaria capacità di combinare una minuziosa attenzione al dettaglio e una lettura profondamente espressiva.
La sua passione per i compositori russi, inoltre, spicca nelle interpretazioni grazie a una rara sensibilità nel cogliere sia il lato emozionale che la complessità strutturale. E oggi, non a caso, Pletnëv proporrà il Concerto n.2 di Sergej Rachmaninov, tra le opere più conosciute e amate del compositore proprio in virtù della profondità emozionale e delle melodie lussureggianti, con quel Più mosso, nel primo movimento, che è uno dei temi più memorabili mai scritti. Le interpretazioni




