
di Andrea Nicastro
Continua il bombardamento di Beirut e delle roccaforti del «Partito di Dio». Detriti sul settore italiano della base Unifil. I droni iraniani colpiscono un aeroporto negli Emirati. Cinque componenti del G7, inclusa Roma: serve una soluzione negoziata
DAL NOSTRO INVIATO
GERUSALEMME – Non è ancora un’invasione. Assomiglia più a un sondaggio. Le truppe israeliane entrano in Libano, prendono una collina, avanzano in un boschetto. Se incontrano resistenza si ritirano. Altrimenti consolidano la posizione. La fanteria cammina spesso a una distanza di almeno due chilometri dal tank. Più vicini al carro armato viaggiano blindati leggeri in parallelo a destra e a sinistra, cercando di creare un corridoio sicuro per il capo branco che è il carro armato. Il cannone del mezzo pesante copre con la sua potenza tutti gli angoli dello schieramento e interviene a distruggere ogni minaccia percepita dagli esploratori. I fanti danno il puntamento via radio, l’artigliere inserisce le coordinate e il fusto del cannone si muove in automatico calcolando quello che una volta si faceva mettendosi un dito in bocca o strizzando un occhio: velocità del vento, alzo, potenza. Non bastasse il tank, potrebbe intervenire l’artiglieria pesante appostata alle spalle, gli elicotteri d’attacco,


