
L’analisi di Ferruccio de Bortoli sulle garanzie pubbliche, il duello in Borsa tra Ai e Old economy
Ai tempi del Covid, per aiutare le imprese in difficoltà ed evitare i licenziamenti, le banche finanziarono diverse aziende con le garanzie dello Stato. I crediti erogati, cioè, erano protetti dall’impegno di un soggetto pubblico (come il Mediocredito centrale o Sace) a coprire buona parte delle perdite. La banca rischiava molto poco, insomma, in caso d’insolvenza del debitore, perché il rischio lo prendeva lo Stato. Quel meccanismo, varato per l’emergenza, continua a essere usato e Ferruccio de Bortoli, su L’Economia del Corriere della Sera in edicola domani con il quotidiano, si chiede se sia un bene o no: sia perché così si prosegue, nota, con un sussidio che droga il mercato, sia perché si riduce il compito delle banche: farsi carico del rischio di credito.
«Le garanzie pubbliche sui crediti alle piccole e medie imprese — scrive de Bortoli — sono state salutari durante il periodo del Covid. Hanno evitato il fallimento di tante aziende. Ma lo Stato non può continuare a mantenere una quota di garanzie sui prestiti bancari che nel 2025 ha toccato, nella sommatoria di quelle emergenziali con le ordinarie, i




