
di Greta Privitera
Il direttore dell’Iran Project dell’International Crisis Group: «Gli ultimi attacchi vogliono dimostrare a Trump che sono disposti e capaci di tornare alle ostilità, qualora non intervenga per frenare Netanyahu»
Parliamo con Ali Vaez, direttore dell’Iran Project dell’International Crisis Group, subito dopo i raid lanciati dalla Repubblica islamica su Israele e i missili di Benjamin Netanyahu di risposta.
Che cosa dobbiamo aspettarci?
«Negli ultimi due mesi gli iraniani hanno insistito molto sul collegamento tra tutti i fronti di questa guerra, con riferimento al Libano. Con i raid, hanno messo in pratica ciò che finora avevano sostenuto solo a livello retorico. Per loro, il cessate il fuoco viene sfruttato dagli Stati Uniti per indebolire sia l’Iran economicamente con il mantenimento delle sanzioni che Hezbollah attraverso i raid israeliani. Gli ultimi attacchi hanno cercato di modificare questa dinamica, per dimostrare a Donald Trump che sono disposti e capaci di tornare alle ostilità, qualora non intervenga, per esempio, per frenare Netanyahu».
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Una Repubblica islamica così d’azione non si era mai vista.
«Un’ulteriore prova che i religiosi hanno lasciato il posto ai militari. Il regime oggi è molto meno avverso al rischio




