di federico thoman
Raid, risposte, minacce, promesse e nuovi attacchi. Le ultime 48 ore del Medio Oriente sono una sequenza di azioni e parole che fanno rimpiombare un’intera regione – e il mondo – nell’apprensione. Questa mattina l’esercito israeliano, dopo un avviso di sgombero all’intera città, ha bombardato in Libano Tiro, a circa 25 chilometri dal confine con lo Stato ebraico e a un’ottantina dalla capitale Beirut (sopra, nella foto Afp, un palazzo colpito). Lo scopo dichiarato è quello di stanare i miliziani sciiti di Hezbollah, ma intanto per i circa 40.000 abitanti si profila l’incubo dello sradicamento e della distruzione. Cosa faranno ora gli iraniani, «sponsor» del Partito di Dio libanese? E come reagirà il presidente Usa Trump, i cui rapporti col premier israeliano Netanyahu sono, almeno in apparenza, un po’ più tesi? Questa notte il leader americano ha annunciato che l’accordo con Teheran è vicinissimo. Nelle ultime settimane l’ha detto 37 volte. Sarà quella buona?
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