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«Propaganda Live» e l’uso dell’ironia senza farne una scorciatoia

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di Aldo Grasso

Nel programma condotto da Diego Bianchi su La7, la risata scalfisce la solennità della politica e rende accessibili anche i temi complicati

A dieci stagioni dal debutto, «Propaganda Live» è più di un programma televisivo: è un milieu, un ambiente con le sue liturgie e una compagnia di giro riconoscibile. Molto romano, ha una sua coerenza: ogni componente contribuisce a costruire un mondo che somiglia al suo capoclasse, Diego Bianchi.

Alla settima puntata dell’attuale stagione, la macchina era in assetto. Accanto a Bianchi c’è Makkox, non soltanto vignettista ma maestro di cerimonie e regista in campo, abile a dettare i tempi comici e a cogliere la satira sui social. I bersagli prediletti: il divulgatore Salvatore Aranzulla e Matteo Salvini, evocato come portafortuna al contrario.

 A commentare la politica ritroviamo Filippo Ceccarelli, sorridente maestro di perfidie, Francesca Schianchi e Paolo Celata; i monologhi comici sono affidati a Valerio Aprea, Monir Ghassem e Andrea Pennacchi. Il pubblico conosce le voci e aspetta le mosse.

Ma il milieu, per non diventare una cerchia che parla soltanto a sé stessa, deve aprire le finestre. Bianchi dà il meglio quando lascia lo studio. Con il fido Pierfrancesco

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