
di Paolo Mereghetti
La regista francese Marine Atlan svela ansie e sogni di un gruppo di giovani alle soglie dell’età adulta
Una gita di classe a Pompei. La voglia di vivere le proprie emozioni senza preoccupazioni. Il bisogno di fare i conti con il proprio passato e i propri sentimenti. La fine dell’adolescenza per affacciarsi all’età adulta. E poi ancora, Napoli, il fascino della sua storia, la scoperta del suo presente…
Raramente un’opera prima come è La Gradiva della trentasettenne francese Marine Atlan (già apprezzata direttrice della fotografia) sa intrecciare la semplicità della narrazione con la complessità dei temi, la capacità di restituire la spontaneità adolescenziale e insieme di scavare tra le ferite che l’età non è riuscita a mascherare.
Ma è soprattutto l’immediatezza con cui filma questo gruppo di diciassettenni a conquistare, prendendoci per mano e portandoci in mezzo a loro, tra i loro sogni e le loro paure.
Scena dopo scena, impariamo a conoscere questi studenti francesi: sono partiti da Montrougne, non lontano da Parigi, guidati dalla loro professoressa di latino, Madame Mercier (Antonia Buresi, l’unica professionista del cast) e si fermano in un ostello a Torre del Greco.
C’è James (Mitia Capellier-Audat),




