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Il silenzio di Putin sulle midterm e il miraggio della «pace russa». La speranza del Cremlino: «Non c’è male senza bene»

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di Marco Imarisio

Per l’establishment russo le elezioni americane sono «un affare interno» di «una terra lontana». Ma il banco di prova del nuovo corso saranno i vertici di Abu Dhabi e Shenzen

Vladimir Putin tace. Il suo portavoce Dmitrij Peskov definisce il voto americano «un affare esclusivamente interno degli Usa». L’ex presidente Dmitrij Medvedev, che come noto fa storia a sé, ammette che la situazione è imprevedibile, poi taglia corto e dice che «indipendentemente dalle elezioni in quella terra lontana, dobbiamo annientare il nemico sul campo di battaglia fino alla vittoria completa». 

Nulla cambia, insomma, almeno in apparenza. Tranne il conto della guerra che si fa sempre più pesante. Dall’inizio dell’autunno cinque regioni hanno tagliato gli indennizzi alle famiglie dei caduti. A Saratov sono scesi da un milione a centomila rubli. Forse anche per questo, per certe caute aperture a mediazioni che non sono negoziati ma rappresentano comunque uno spiraglio di trattativa, il giorno dopo la sconfitta di Donald Trump la scena russa se la prende sua moglie Melania. 

I media hanno dato grande risalto alle iniziative della first lady, che ha ricevuto alla Casa Bianca russi e ucraini per fare il bilancio della

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