
di Massimiliano Del Barba
L’analisi di Confartigianato: per un’azienda metalmeccanica extracosti di 40 mila euro
Le ricadute negative sulle imprese generate dalla situazione d’incertezza interazionale non accennano a cessare: +10,8% è il rialzo delle commodities energetiche registrato a ottobre su settembre, di gran lunga più elevato rispetto al +4,2% registrato il mese precedente. Secondo i dati aggiornati dall’Osservatorio Mpi di Confartigianato Lombardia, le micro e piccole imprese italiane con consumi elettrici inferiori a duemila MWh a ottobre hanno così pagato l’energia il 22,1% in più rispetto alla media dell’Unione europea a 27. Il differenziale determina un extracosto nazionale di 4.601 milioni di euro rispetto allo scorso autunno con la Lombardia in testa alla graduatoria regionale, con un aggravio che attraversa il tessuto produttivo e i rapporti di fornitura e pesa 870 milioni di euro. «Per le nostre imprese il costo dell’energia è una questione di competitività — afferma Eugenio Massetti, presidente di Confartigianato Imprese Brescia e Lombardia —. Questi costi sono insostenibili, servono perciò interventi immediati».
Dalle lavorazioni plastiche, al trattamento metalli, fino al legno-arredo e alle altre attività manifatturiere, la pressione energetica assume forme diverse secondo i processi produttivi, i consumi e le condizioni di fornitura.




