
I dettagli della monoposto con cui Antonelli ha costruito il trionfo iridato: dalla power unit al telaio, così a Brackley hanno interpretato al meglio il nuovo regolamento
Paolo Filisetti
2 novembre – 21:39 – MILANO
A 73 anni anni di distanza da Alberto Ascari, Kimi Antonelli è riuscito a conquistare il titolo mondiale piloti, riportandolo in Italia. L’impresa compiuta dal ventenne bolognese è stata resa possibile dalla sua monoposto: l’alleata perfetta e lo strumento ideale per comporre quello che, senza timore di apparire retorici, è un vero e proprio capolavoro. Ma la W17 che tipo di macchina è? Una vettura dominante in assoluto, o molto potente ma non priva di difetti e non così semplice da portare al limite per estrarne le massime prestazioni? Va detto che la macchina ha impressionato sin dai test pre-stagionali, ma, a onor del vero, ciò che era emerso riguardava soprattutto le prestazioni che la power unit costruita a Brixworth le garantiva, piuttosto che specifiche prerogative a livello di aerodinamica o dinamica del veicolo. Va poi sottolineato che la W17 schierata nei test e nei primi GP era una vettura già




