
di Andrea Bocchini
Una guerra combattuta con mitragliatrici, camion e strategie militari. Che si trovarono a contrastare uno stormo di circa 20mila emù
Era il 2 novembre 1932, nell’Australia occidentale. Lì, 94 anni fa, iniziava quella che sarebbe diventata una delle operazioni militari più bizzarre della storia: la «Emu War», la guerra contro gli emù. Per capire come si arrivò a quel punto, bisogna tornare alla fine della Prima guerra mondiale. Il governo australiano aveva incentivato il trasferimento di oltre cinquemila ex soldati nelle campagne del Western Australia con l’obiettivo di trasformarli in agricoltori e sviluppare il territorio. Ma i terreni poveri e le scarse precipitazioni resero difficile il lavoro nei campi. Nel 1932, poi, una grave siccità spinse migliaia di emù – grandi uccelli incapaci di volare – verso le aree coltivate alla ricerca di cibo e acqua. Gli animali calpestarono i raccolti e danneggiarono le recinzioni.
Gli agricoltori chiesero l’intervento del governo che decise di inviare tre soldati della Royal Australian Artillery, armati di due mitragliatrici leggere Lewis. La missione sembrava semplice: contenere gli animali e salvare le coltivazioni. Ma nessuno aveva previsto che gli emù si sarebbero rivelati avversari molto più difficili del previsto. Nei primi




