di Alberto Brambilla*<br>
La stretta sull’indicizzazione colpisce 1,7 milioni di pensionati con assegni che superano di 5 volte il minimo. Con un’inflazione al 3,4%, la perdita può superare i 2 mila euro l’anno: più del risparmio Irpef promesso dal governo
Le pensioni come un bancomat: il governo Meloni-Giorgetti limita la rivalutazione degli assegni previdenziali che superano di almeno 5 volte il minimo e lo fa quando l’inflazione morde di più, penalizzando poco più di 1,7 milioni di pensionati su 16,4 milioni (il 10%). Si tratta, cioè, di quelli che oggi si sobbarcano il 66% dell’Irpef sulle pensioni, che hanno sempre pagato fior di contributi e tasse e hanno fatto grande il Paese: manager, imprenditori, autonomi e professionisti.
Con la manovra di Bilancio
Con la legge di bilancio per il 2027, articolo 55 (Modifiche alla disciplina in materia di rivalutazione automatica dei trattamenti pensionistici) viene riproposta la rivalutazione prevista dalla legge di bilancio 2023 per il biennio 2023/24 sempre targata Meloni–Giorgetti, copiata dal governo Conte 1 (quello di Conte e Salvini), eliminando gli scaglioni e tornando, come ha fatto nei due anni di iperinflazione alle fasce, il che significa che l’intero importo della pensione verrà rivalutato alla percentuale fissata dal governo




