Christine Lagarde nel momento dell’addio si promuove a pieni voti, ma i numeri la contraddicono. Viviamo in un mondo (economico) a due velocità: Europa e Cina in crisi, solo l’America è in buona salute. Non è un caso se i big del made in Italy continuano a investire negli Stati Uniti: hanno capito che questo è l’unico mercato che tira. Un dato inconfutabile, che coesiste da molti mesi con un altro dato di segno opposto: il malcontento degli elettori Usa.
Alla vigilia di una batosta elettorale quasi certa per il partito di Trump alle mid-term di martedì, i dati dall’economia reale e la fiducia dei consumatori continuano a confermare questo paradosso. L’ultima conferma è arrivata stamattina da Washington: nel terzo trimestre il Pil degli Stati Uniti è cresciuto a un ritmo annuo del 3,4%, al netto dell’inflazione. È la velocità più alta da un anno, ben sopra il 2,2% del trimestre precedente e sopra le previsioni degli economisti, che si fermavano al 3,1%. È anche l’ultimo dato importante prima del voto.
C’è un indicatore ancora più eloquente, depurato dalle voci più volatili come spesa pubblica, scorte e commercio estero: le vendite finali agli acquirenti privati interni, cioè la




